Visitazione della Madonna a Sant’Elisabetta

La Visitazione tra i Santi Rocco e Sebastiano
Giovanni della Robbia 1524
(bassorilievo in terracotta invetriata policroma cm. 330x290)

Al centro e ritratta la Vergine che accoglie Sant’Elisabetta, genuflessa ai suoi piedi. A sinistra e san Sebastiano ferito da sei frecce legato ad un albero mentre sul lato opposto sta San Rocco. In alto sono due angeli ( quello a sinistra sta sistemando una corona con la palma del martirio sopra la testa di san Sebastiano. L’altro vola sopra San Rocco con una pagnotta di pane): al centro è la mistica colomba con raggi dorati. Sopra la composizione centrale corre la seguente iscrizione, tratta dal Vangelo di san Luca (I, 43) “ ET UNDE –HOC- MIHI-UT-VENIAT-MATER-DOMINI-MEI-AD-ME”. Nella predella, alle estremità, sono le due figure di Santo Stefano e di San Giovanni ed entro due targhette le seguenti iscrizioni ( San Luca I,46 –I,47; San Luca I,42), partendo da sinistra:
MAGNIFICAT A(n)IMA MEA
DOMINUM ET EXUL
TAVIT SPIRITUS MEUS
I(n) DEO SALUTARI MEO
e
BENEDICTA TU
INTER MULIERES ET
BENEDICUTS FRUCTUS
VENTRIS TUI
Al centro della predella è la scena dell’Annunciazione tra san Pietro e San Paolo. I pilastri sono ornati frontalmente in modo del tutto originale ed inconsueto con scene tratte dalla Passione di Cristo ( da sinistra: lavanda delle mani, Cristo bendato, il rinnegamento di Pietro, la cattura di Cristo, Pietro che taglia l’orecchio, tradimento e bacio di Giuda, Getsemani; da destra, Getsemani, il velo di Veronica, Cristo porta croce, i due ladroni, il martello e le tenaglie, Cristo legato e portato via per essere crocifisso) e esternamente con ghirlande vegetali. I capitelli sono della maniera tipica di Giovanni con una coppia di delfini, un vaso con piedistallo e foglie d’acanto: l’architrave ripropone la consueta iconografia con teste alate di cherubini intervallate da festoni vegetali. Alla sommità dell’altare sono una coppia di angeli adoranti, al centro, il Cristo risorto sopra il sepolcro ( adorno con rosette gialle e blu) in atto benedicente.
Il 30 marzo dell’anno 1524 i fedeli della pieve di santo Stefano invocano la Vergine affinché interceda per loro, strappandoli dalla peste che si era propagata di paese in paese colpendo in breve tempo molti popoli limitrofi (“p(er)cossi et cotinamente da pesti tormentati e afflitti”). “O Maria dolcissima impero ché tu se madre di misericordia speranza de’ peccatori consolazione degli afflitti e che più madre del nostro salvatore alla quale sappiamo il tuo figlio niente negare et pertanto a te ricorriamo come pecore senza guida et nave senza nochieri te preghiamo che per noi continuamneti apresso al tuo diletto figlio interceda a ciò (…) fa voto di fare una tavola a honore tuo e dei Santissimi Sebastiano e Rocco i quali teco Maria saranno intercessori appresso al tuo figlio el esso detto popolo” (Anselmi, 1886 p.185). E’ questa la bellissima ed accorata preghiera di quelle anime, impaurite e spaesate per il dilagare del contagio che aveva seminato ovunque in Toscana morte e spavento, un’implorazione a quella Madre che avevano voluto venerare in tutta la sua umiltà nel sentito e accorato incontro con l’anziana Elisabetta, ritratta genuflessa ai piedi della Vergine.
Siamo di fronte ad uno dei più interessanti dossali invetriati prodotti in via Guelfa, opera matura dell’ultimo capo bottega, Giovanni della Robbia, che rispondendo all’incarico del popolo di Lamporecchio diede prova delle sue ottime doti di plasticatore ed invetriature con sortite del tutto originali, come nella resa felice di quelle figurine che si accalcano nell’angusto spazio dei pilastri per illustrare, con grande vivacità narrativa e cromatica, le vicende della passione di Cristo. Bellissimo il gruppo centrale della Madonna e Sant’Elisabetta che ripropone in forme aggiornate l’atmosfera intima e coinvolgente di san Giovanni Forcivitas (Pistoia) accostandosi a composizioni analoghe di Giovanni quali la Lunetta con La Visitazione al museo del Bandini di Fiesole: la Vergine è qui contrassegnata dalla delicata e tersa bellezza del volto, ritratta avvolta in un ampio manto blu nell’atto di incontrarsi con l’anziana Elisabetta, che indossa sopra la tunica rossa un ricco mantello giallo col bel viso come ritagliato fuori del bianco copricapo. I due volti come le mani, non invetriati ma lasciate del colore della terracotta nuda, raggiungono lati effetti di verismo. E’ probabile che Giovanni dopo aver modellato il gruppo centrale ed essersi divertito nel rivestire i pilastri con i curiosi personaggi tratti dalle storie cristologiche in modo analogo a quanto svolto verso il 1530 lungo il fregio della pala con la Madonna col Bambino e santi nella chiesa dei Cappuccini a Camerino (Cfr. A. Marquand, 1928, nr.25 pp. 38-40), abbia poi affidato ad altri il compito di completare la pala, come sembrerebbe suggerire la qualità più scadente dei due santi laterali Sebastiano e Rocco ( tradizionalmente accompagnamento iconografico al gruppo divino negli altari che venivano innalzati come ringraziamento per il contagio scampato) e di altri parti del dossale.
La complessità dell’impianto compositivo e l’alta qualità raggiunta in alcune parti ci permette di considerare la pala di Santo Stefano a Lamporecchio, dove i due Santi Stefano e Giovanni nella predella sono un omaggio al santo patrono del luogo e al tempo stesso al patrono di Firenze, come una delle opere migliori e più qualificanti della produzione finale di Giovanni.

Note estratte da : “Fiamma Domestici - I Della Robbia a Pistoia Introduzione di Giancarlo Gentilini - Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia S.p.A., FIRENZE 1995”